Equo compenso: mancano i parametri ministeriali per milioni di professionisti

“L’ennesimo provvedimento che non tiene conto della realtà legislativa e lavorativa del nostro Paese”.  Così, in una nota congiunta, Asso Professioni, Cna Professioni, Colap, Confassociazioni e Confcommercio Professioni.

La nuova proposta di legge in materia di Equo compenso in discussione alla Camera dei deputati esclude di fatto i professionisti non ordinistici, il testo infatti evidenzia chiaramente come il compenso debba essere conforme ai parametri definiti con Decreti ministeriali.

Purtroppo, nonostante le richieste portate avanti, questi parametri non esistono per i Professionisti della Legge 4/2013. Confcommercio Professioni, d’altronde, aveva già evidenziato questa criticità il maggio scorso in un’audizione alla Commissione Giustizia.

“Le professioni associative – sottolineano le cinque sigle in un comunicato congiunto – rappresentano il 7% del Pil italiano: escluderle dall’equo compenso evidenzia come, nonostante cambino i governi, alcuni lavoratori rimangono sempre di serie B. Abbiamo già visto come i professionisti senza albo siano troppo spesso vittime di un meccanismo che di fatto impone una fatturazione a cifre irrisorie, a fronte di una richiesta di competenze di alto livello. Ora ci troviamo di fronte ad una esclusione che lascerà indietro questo pezzo importante di sistema produttivo a causa della mancanza dei parametri ministeriali”.

“Questa spiacevole ‘svista’ è ancora evitabile e proprio per questo chiediamo l’inserimento di disposizioni che facciano riferimento a criteri per definire i parametri per l’equo compenso per tutta la platea delle professioni come individuata dalla legge 81 e quindi anche per coloro che non li hanno avuti sino ad ora”, concludono Asso Professioni, Cna Professioni, Colap, Confassociazioni e Confcommercio Professioni.

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