Manovra 2022: mancano risposte immediate alle esigenze dei professionisti

Primo passo nella giusta direzione la riforma dell’Irpef ma nella manovra di bilancio 2022 non vi sono altre misure che consentano ai professionisti di affrontare le conseguenze immediate della crisi

Dalla legge di bilancio 2022, ci aspettavamo maggiori segnali nei confronti del lavoro autonomo professionale. Non ci sfugge che per il futuro sia positivo che tutti i contribuenti italiani possano trarre un primo beneficio dalla riduzione generalizzata della pressione fiscale a partire dal 2022

Ma la pandemia ha lasciato ferite profonde in molti casi e le risposte date non sono risultate sufficienti. Certo i professionisti non sono abituati per loro natura ad aspettare aiuti dall’alto e si rimboccano le maniche per provare a riorganizzarsi ma la lotta è troppo dura se anche il contesto legislativo non permette di affrontare le immediate esigenze e quindi la ripartenza.

Partiamo dall’ingorgo fiscale, perché dalla discussione in atto appare chiaro che non si è bene compreso che manca la liquidità e sono necessarie moratorie dei versamenti fiscali con rateizzazioni straordinarie ed una ristrutturazione complessiva del debito accumulato (con riferimento alle cartelle esattoriali, ma anche a quanto derivante da tutte le sospensioni da Covid-19 e da altri debiti pregressi) e in ragione delle condizioni e situazioni di ognuno.

Passiamo ai contribuiti previdenziali e, tra tutte le questioni, ad una in particolare: i professionisti iscritti alla gestione Separata INPS ora pagano un’aliquota aggiuntiva per l’Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa (ISCRO), positivamente introdotta, ma solo in via sperimentale dalle legge di bilancio 2021. Tuttavia, proprio in ragione di questa primissima fase sperimentale  si potrebbe ridurre la percentuale dell’aliquota di contribuzione aggiuntiva prevista per l’ISCRO per il 2022 (0,51%), il tutto in vista di una riforma complessiva e in ragione dell’andamento della misura per il 2021.

Anche sulle agevolazioni per la crescita, nulla: ad esempio, la Legge di bilancio per il 2021 ha introdotto anche per i professionisti un credito d’imposta per gli investimenti strumentali materiali e immateriali esclusi dagli allegati A e B del Piano Transizione 4.0. Se si guardasse alla ripresa bisognerebbe prorogare questo credito d’imposta per favorire le spese in beni che hanno determinati requisiti tecnologici necessari per innalzare il livello digitale dei servizi offerti dalle libere professioni. In alternativa, utile sarebbe l’estensione ai professionisti e il rifinanziamento del voucher per la digitalizzazione delle pmi come la previsione di un sostegno a lavoratori autonomi e PMI per l’acquisto di servizi di consulenza e formazione per la competitività.

Quelli esposti sono solo alcuni degli interventi più volte evidenziati che si potrebbero introdurre per dare una risposta immediata ai professionisti con partita IVA della gestione Separata INPS. Ci auguriamo che il passaggio parlamentare possa prenderle in considerazione.

Come per i prossimi anni, auspichiamo che possano essere tenute in conto ed esaminate, ad esempio, altre proposte tra cui, in particolare:

– il riconoscimento del diritto alla contribuzione figurativa per malattie particolarmente gravi che comportano lunghe interruzioni dell’attività lavorativa o una maggior tutela in caso di maternità per calcolare l’indennità senza considerare le situazioni che si sono create con la sospensione e la riduzione delle attività economiche a causa della pandemia.

– una rivisitazione del regime fiscale di vantaggio al fine di sostenere la crescita dei professionisti e favorire  le spese di formazione e aggiornamento che sono essenziali per coloro che svolgono attività professionali. Ricordiamoci, infine, che è positivo il superamento dell’IRAP così da risolvere una volta per tutte, l’annosa questione per i lavoratori autonomi della definizione di “autonoma organizzazione” ma avrà effetto per i professionisti più strutturati e non per i cd. freelance.

Cerca