Le “Libere Professioni 4.0” secondo il parere del CESE. Alcune note di Confcommercio Professioni.

E’ stato recentemente approvato a larghissima maggioranza un parere (INT/904) di iniziativa propria del Comitato Economico Sociale Europeo (CESE) che non è collegato ad alcun provvedimento normativo/regolamentare attualmente in discussione, ma riguarda le “libere professioni 4.0”. In sintesi, il CESE sul tema ritiene che:

  • anche se le libere professioni hanno già molto successo nell’utilizzo di applicazioni di IA digitali e artificiali a beneficio dei loro clienti, devono anche essere in grado di identificare e valutare i pericoli derivanti dall’uso delle tecnologie digitali; i pazienti e i clienti devono poter avere fiducia nell’erogazione di servizi professionali sotto la responsabilità del fornitore su base professionale e indipendentemente da interessi esterni;
  • le professioni devono garantire in modo coerente la protezione dei dati e difenderli da terzi e l’UE ha bisogno di un’infrastruttura digitale sicura per evitare l’uso improprio dei dati;
  • le libere professioni devono aggiornare il contenuto della formazione al fine di garantire che le proprie competenze informatiche e digitali e quelle dei loro dipendenti siano del più alto standard qualitativo possibile;
  • la creazione di nuove professioni rese possibili dalla digitalizzazione dovrebbe essere incoraggiata, sulla base dei criteri e dei principi stabiliti nel Manifesto di Roma [1].

Il parere in esame è condivisibile in linea generale per le esigenze rilevate con riferimento alla digitalizzazione ed innovazione tecnologica per le professioni. Ci vogliono formazione per acquisire nuove competenze anche trasversali e aiuti di Stato in tal senso. Come anticipato, il documento si riferisce in particolare alle libere professioni come definite dal Manifesto di Roma secondo un approccio coerente con sistemi di regolamentazione e protezione. Tuttavia, offre anche una apertura in prospettiva a forme di autoregolamentazione soprattutto per le nuove professioni. Su questo punta anche Confcommercio Professioni.

“L emersione di nuove professioni accanto alle professioni tradizionali rende necessario guardare sempre più a qualificazione professionale e competenze e alla loro riconoscibilità come fattore competitivo – dichiara Anna Rita Fioroni, Presidente di Confcommercio Professioni . Esistono molte professioni che, pur non essendo regolamentate sono caratterizzate da percorsi di alta qualificazione. Per esse la trasparenza e la riconoscibilità delle competenze e dei percorsi formativi diventano elementi essenziali a garanzia dell’utenza”.

In Italia la Legge 4/2013 fornisce una risposta innovativa riconoscendo  un ruolo  alle Associazioni delle professioni non organizzate in ordini o collegi per quanto riguarda la  valorizzazione delle competenze e dei profili di responsabilità  in una logica di rappresentanza volontaria e non esclusiva. Oltre a ciò prevede una forma di autoregolamentazione attraverso la certificazione  professionale di conformità a norme tecniche nazionali, europee o internazionali condivise (UNI, CEN, ISO) per le professioni non regolamentate che potrebbe  rappresentare una strada alternativa per gli Stati per evitare l’introduzione di regolazioni più stringenti che rappresentino una barriera all’accesso alla professione.

Con particolare riferimento al punto 3.1 del parere [2], si aggiunge infine che accanto alle raccomandazioni sui massimali degli onorari con funzione di proteggere coloro che si avvalgono dei servizi delle libere professioni, occorre guardare all’applicazione del principio dell’equo compenso, volto a tutelare il professionista come contraente debole.

“In Italia innanzitutto la Pubblica Amministrazione è chiamata a garantire l’equo compenso sulla base di novità normative introdotte con la Legge di Bilancio del 2018 – afferma Anna Rita Fioroni, Presidente di Confcommercio Professioni. “Per l’applicazione effettiva di questo principio è necessario iniziare a pensare a parametri idonei ad individuare il compenso equo  anche nel caso in cui la professione non sia regolamentata”.

Note

[1] Il gruppo Attività diverse del CESE ha ufficialmente presentato il piano per un “Manifesto europeo dei professionisti” a un convegno intitolato “Le libere professioni, una leva per lo sviluppo dell’Europa: verso un manifesto europeo dei professionisti” svoltosi al Campidoglio a Roma il 1° dicembre 2017, in collaborazione con il Comitato Unitario Permanente degli Ordini e Collegi Professionali. A questo link la definizione del concetto europeo di libera professione:  https://www.eesc.europa.eu/sites/default/files/files/eesc-2017-04775-00-01-info-tra-it.docx

[2] Il punto del parere prevede che “Le raccomandazioni sui massimali degli onorari o dei costi hanno la funzione di proteggere coloro che si avvalgono dei servizi delle libere professioni e che, a causa dell’asimmetria in termini d’informazione esistente, dipendono dalla fissazione di tali parametri”.

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