Confcommercio Professioni: prime osservazioni sul Decreto Sostegni

È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale ed è entrato in vigore dal 23 marzo il decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41 recante “Misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all’emergenza da COVID-19” (cd. decreto “Sostegni”).

Riteniamo positivo l’intervento che destina in modo uniforme ed omogeneo la misura di sostegno a tutti i professionisti con partita Iva senza distinzioni, superando il criterio dei codici Ateco e tenendo fermo il criterio di calo del fatturato nel 2020, ma innalzando a 10 milioni di euro la soglia massima di fatturato dei soggetti beneficiari.

Sul calo del fatturato, in parte si è cercata una maggiore equità nel calcolarlo in base ad un confronto tra due annualità anziché tra singoli mesi. Tuttavia, considerare il calo di fatturato medio mensile per il calcolo della percentuale applicabile al ristoro comporta purtroppo il riconoscimento di uno stanziamento minimo rispetto alla perdita dell’anno subita dal professionista, che si sostanzia così in un sostegno assolutamente insufficiente per chi ha subito importanti riduzioni di attività. Per questo accogliamo con favore l’annuncio di ulteriori scostamenti di bilancio che ci auguriamo non arrivino troppo tardi rispetto alle urgenti esigenze di liquidità dei professionisti.

In attesa di capire come verrà attuata la misura dell’esonero contributivo per autonomi e professionisti per cui anche la Legge di Bilancio 2021 aveva previsto un primo stanziamento di 1.000 milioni di euro, è  positivo che sia stato rafforzato con lo stanziamento di ulteriori 1.500 milioni, aumentando così le risorse per il Fondo relativo fino a 2.500 milioni per l’anno 2021. Era un intervento preannunciato dal precedente Governo che è stato rispettato.

Qualche buona novità è prevista per il settore matrimoni ed eventi sebbene a favore delle solo imprese e non dei professionisti e con uno stanziamento di risorse per il fondo previsto che rischia di rivelarsi insufficiente: 200 milioni di euro da ripartire da parte delle Regioni e da destinare anche agli esercizi commerciali e di ristorazione dei centri storici.

Fisco

Con riferimento agli interventi relativi alla definizione agevolata degli avvisi bonari ed alla sospensione dei versamenti fiscali si può sostenere che si tratta di una prima risposta che ancora però non è sufficiente. Infatti,  proprio perché è stata annunciata una riforma della riscossione, occorre anticiparne l’attuazione per dare una soluzione all’attuale crisi legata all’emergenza pandemica, intervenendo (con una forma di stralcio proporzionale) su aggio, sanzioni ed interessi.

Va data l’opportunità alle partite IVA di assolvere i debiti con il fisco, ma di farlo, coerentemente con un momento di crisi generalizzata e perdurante, prevedendo nuovi piani di rateizzazione che  tengano conto del debito accumulato (con riferimento alle cartelle esattoriali ma anche a quanto derivante da tutte le sospensioni Covid e da altri debiti pregressi), e in ragione delle condizioni e situazioni di ognuno.

Si aprirebbe così una prospettiva per professionisti (e imprese) che devono poter riprendere la loro attività in un contesto fatto di certezze legate ai costi, date le forti difficoltà che ci saranno prima di ritornare ai livelli pre crisi.

Per le professioni significherebbe evitare molte chiusure che, se lo stato delle cose dovesse permanere, potrebbero essere più di 200.000.

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